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Il Naufragio dell’Albero

Tramonto da Monte Colombo, Sirolo

Tramonto da Monte Colombo, Sirolo

“Se vuoi vedere la campagna di Sirolo al tramonto, ti suggerisco Monte Colombo”.

Mi aveva accompagnato là un paio di anni fa il mio amico di Sirolo. Una bella camminata in un sentiero ad anello lungo ben 6 km. Conservo ancora le foto di quella giornata di Aprile. Uno stradello in discesa che sembra indicare il Monte Conero, lontano nello sfondo.  Bacche rosse, il paesaggio collinare metà verde metà marrone. Persino un piccolo canyon, sorpresa della giornata. Poi la foto preferita quella di un vecchio olivo solitario con dietro un vigneto. Sono sempre attratto dagli alberi solitari.  C’ è qualcosa di misteriosamente unico. Che sia stato piantato dall’uomo o nasca naturalmente, qualcosa di magico deve aver creato quella singolarità, rompendo una simmetria. Una foresta si spiega sempre come una sequenza di rigenerazioni consecutive ravvicinate, in una lenta ma progressiva e prevedibile conquista del territorio circostante da parte delle nuove generazioni di alberi.  Se potessimo accelerare il tempo, vedremmo la dilatazione di una foresta nel territorio come una specie di reazione a catena a simmetria radiale, dove gli alberi più anziani passano il testimone ai figli e questi coraggiosamente si spingono un po’ più in là dove i loro padri non avevano osato.

Quando arrivo sul Monte Colombo è il momento del tramonto. Il sole sta andando a dormire dietro le montagne dell’Appennino umbro-marchigiano.  In lontananza l’inconfondibile sagoma del Monte San Vicino è oscurata da una nuvola. La campagna della collina esposta verso ovest è l’ultima a spegnersi gradualmente.  In mezzo, un albero solitario osserva come ogni sera lo spettacolo di fine giornata. L’ uomo lo ha scelto come riferimento per marcare il termine della zona da arare. Come sia finito lì da solo imprigionato in mezzo alla campagna è un mistero di questa terra.  Ma dietro quel naufragio di un seme trasportato come una piuma dal vento o dalle mani dell’uomo fino ad atterrare in quel punto esatto di fronte al sole, c’ è sicuramente una storia di eccezionalità, di imprevedibilità, di rottura di schemi, di asimmetria.

E quindi di rigenerazione della Natura sotto forme nuove.

 

 

Il Monte in riva al mare

Il Monte in riva al mare

Ogni città, ogni terra ha i suoi luoghi simbolici. Spesso sono cattedrali, piazze, torri, ponti cioè edificazioni dell’uomo. Ma talvolta il simbolo ce lo regala la Natura.
Dall’ autostrada, passato Fano, la strada diventa rettilinea in direzione Sud Est. Dopo pochi chilometri appare la sagoma del Monte Conero in lontananza. E man mano che ti avvicini i contorni diventano sempre più definiti e cresce l’emozione.
Neanche 600 metri tanto che forse non dovrebbe chiamarsi Monte. Ma la sua posizione è indiscutibilmente unica. Tutta la sua altezza è affacciata sul mare e per questo si è guadagnato di diritto quel nome.
Il Monte Conero rompe la monotonia della costa adriatica per alcuni chilometri da Nord a Sud  tra  Palombina dove la spiaggia è piatta e sabbiosa e Numana dove torna piatta ma di sassolini.
Le pendici del Conero degradano a Nord fino ad Ancona. Ad ovest verso la campagna di Camerano. A sud verso Sirolo e Numana. Ed in mezzo lui maestoso, dolce verso la campagna severo verso il mare. Dalla sua cima partono sentieri che ricordano quelli alpini. Gli scalatori amano arrampicarsi in percorsi a strapiombo e mozzafiato. Solo che qui sotto non c’è una valle od un fiume ma il blu-verde del mare. La roccia è di un colore bianco intenso e contrasta il verde della vegetazione della macchia mediterranea del pino e del leccio o il giallo delle ginestre, quando sono fiorite. Nelle giornate terse primaverili o estive il monte regala una sinfonia di colori intensi e fortemente saturi. Il cielo è blu e si stacca dal mare che invece assume una gradazione verdastra, per via del riflesso della folta vegetazione del Monte. La spiaggia è stretta ma fatta di ciottoli bianchissimi. Sul mare si ergono scogli bianchi di varia dimensione tra cui la “Vela” e più a sud le “Due Sorelle”. La bellissima chiesetta di Santa Maria di Portonovo, miracolosamente intatta, è a pochi metri dal mare a raccontarci una storia di 1000 anni. Il monte a strapiombo sul mare espone la sua terra ricca di argilla che regala riflessi argentati, quando colpita dal sole. Sopra il monte con le 50 e più sfumature di verde, il giallo dei fiori di ginestra, il bianco dei sentieri. Intorno la campagna sembra un giardino di fiori, prati, grano, girasoli.
In Inverno i colori sono meno intensi. Le mareggiate sono spesso impetuose e talvolta consumano un po’ di monte, trasportando sul mare nuove rocce, argilla e tronchi d’albero.
La foto scattata ieri riprende il monte in una stagione “di mezzo”. Le nuvole che “ballano” sul monte, un raggio di sole che miracolosamente riesce a farsi largo tra le nuvole stesse. Un cielo a più colori. Un mare dal blu scuro. Il marrone dei campi arati, bagnati dalla pioggia del giorno precedente. La vegetazione sempreverde.
Il simbolo della mia terra è un regalo della Natura, ogni giorno magicamente diverso ed imprevedibilmente bello. E’ impossibile star lontano da lui per troppo tempo.

Foschia Rossa a Singapore

Foschia rossa a SingaporePensavo fosse foschia, quella nebbia che limitava la visibilità sulla “città Stato”, dal punto panoramico del grattacielo dell’hotel.  Ero lì quasi all’ alba con la mia attrezzatura fotografica portata dall’Italia con qualche difficoltà.  Non ero mai stato a Singapore ma sapevo che la posizione equatoriale non dà praticamente tregua al caldo umido con temperature sempre intorno ai 30 gradi tutto l’anno. Non deve esserci grande emozione nel controllare il termometro.  Ero preparato a quella fastidiosa umidità, regina del clima equatoriale.

Ma il giorno dopo un tassista mi rivelò una scioccante verità.  “Non è nebbia, ma fumo. Viene dall’Indonesia, da Sumatra. Stanno bruciando le loro foreste. Lo fanno tutti gli anni a Settembre.   Ogni anno è però peggio. ….”

Aggiunse poi che il Venerdì avevano chiuso le scuole perché l’Indice Standard di Inquinamento aveva raggiunto quasi 400, un valore molto pericoloso per la salute dei cittadini e dei bambini. Un valore che non si era mai visto in passato.

La deforestazione è illegale ma ormai avviene in forma scientifica ed industriale. Perché le foreste devono lasciare spazio alle piantagioni di olio di palma. Il mondo avanzato è “assetato” di olio di palma, i suoi derivati si trovano in moltissimi prodotti. L’ industria del cibo lo trova una specie di uovo di colombo, un’alternativa economica e funzionale rispetto ad altri olii vegetali e finisce così direttamente o indirettamente in buona parte dei prodotti che consumiamo regolarmente. Le previsioni parlano di crescita a progressione esponenziale.  E così Sumatra brucia sempre di più. Il fumo è solo la punta dell’iceberg del problema perché  la deforestazione distrugge un intero ecosistema vegetale e animale. Non solo gli alberi devono sgombrare ma anche chi in quell’ambiente naturale vive da sempre.  Come gli orango tango che sono  lì da secoli ed oggi sono uccisi o devono andarsene, proprio a causa della produzione dell’olio di palma. Migranti anche loro che non sanno dove andare.

Di questa storia io non sapevo nulla prima di trovarmi casualmente a Singapore nel momento sbagliato.  Poi ho cercato informazioni ed ho capito…   Se la guardi attentamente la nube di Singapore non è solo nera ma è anche rossa, rossa di sangue.

Per maggiori informazioni

 

Il Segreto della Montagna

Sotto la “Val di Luce” sembra un paese fantasma.  Da lì le montagne appaiono tormentate dalle nuvole scure che scorrono veloci sulle vette e scivolando sui pendii finiscono di coprire tutto. Il colore è un ricordo dell’estate. Il sole sembra non essere sorto oggi. Non si capisce quanta visibilità si avrà in quota. Sono titubante. Ho fatto due ore di macchina attraversando l’Appennino forse per nulla.  Riesco a parlare con un Signore che conosce i posti e mi indica il sentiero.

” Ma non hai scelto una bella giornata”, mi dice. “Nessuno si azzarderà a salire”. Nessuno certamente con la macchina fotografica e cavalletto.  Eppure qualcosa mi dice che devo provare. Quelle nuvole scure e veloci in alto, capaci di piegare il sole sono straordinariamente interessanti. E se tutti hanno deciso di non passare qui la Domenica vuole dire che la Montagna sarà tutta per me oggi e che forse godrò di qualcosa di unico, di segreto. Una bellezza diversa riservata alle sole Montagne. Non importa se alla fine non ci saranno immagini nella mia SD Card.

Salgo

Siamo sull’ Appennino Tosco-Emiliano, in particolare L’ “Alpe Tre Potenze”, nome derivante dal fatto che in passato segnava il confine fra tre antiche potenze: il Granducato di Toscana, il Ducato di Modena ed il Ducato di Lucca. Si dice che da queste parti 2233 anni fa sia passato Annibale con il suo glorioso ed invincibile esercito.

Arrivo al Lago Piatto, un piccolo lago sotto la vetta dell’Alpe delle Tre Potenze.  E’ freddo ma il lago merita di essere ripreso con un timelapse.  Così avrò modo di accelerare il “Tempo della Natura” e di vedere delle cose che non osserverei altrimenti.  Mentre gli scatti procedono ho tempo di ascoltare anche i suoni della Montagna.  Il vento è la principale sorgente  direttamente ed indirettamente.  L’acqua del lago muovendosi produce un fruscio. Similmente fa il prato circostante il lago con la sua erba e la sterpaglia più lunga.

Torno indietro mi fermo lungo un prato per un altro timelapse. Adesso il sole riesce anche ad emergere  talvolta dalle nuvole e colora il cielo di azzurro dalla parte opposta.  Ma nuove nuvole arrivano continuativamente sulle vette dei monti e ad oscurare il sole.

Ne è valsa la pena.

Ecco il video (  suggerisco di impostare la definizione HD)

 

 

Monte Conero, Ancona

Fotografia scattata all’ alba a fine Agosto 2015  da Belvedere Sud sul Monte Conero  (Ancona).  Raggiungere questo posto prima che il sole  sorga richiede di alzarsi molto presto. Raggiunto  il Monte, parcheggiata la macchina ti aspetta una bella camminata nel bosco in salita di 30- 40 minuti.  Ma questo e’ il Tempo che la Natura ci chiede per mostrarci tutta la sua imprevedibile bellezza ….

Estate 2015, Belvedere Sud

Estate 2015, Belvedere Sud