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Il Naufragio dell’Albero

Tramonto da Monte Colombo, Sirolo

Tramonto da Monte Colombo, Sirolo

“Se vuoi vedere la campagna di Sirolo al tramonto, ti suggerisco Monte Colombo”.

Mi aveva accompagnato là un paio di anni fa il mio amico di Sirolo. Una bella camminata in un sentiero ad anello lungo ben 6 km. Conservo ancora le foto di quella giornata di Aprile. Uno stradello in discesa che sembra indicare il Monte Conero, lontano nello sfondo.  Bacche rosse, il paesaggio collinare metà verde metà marrone. Persino un piccolo canyon, sorpresa della giornata. Poi la foto preferita quella di un vecchio olivo solitario con dietro un vigneto. Sono sempre attratto dagli alberi solitari.  C’ è qualcosa di misteriosamente unico. Che sia stato piantato dall’uomo o nasca naturalmente, qualcosa di magico deve aver creato quella singolarità, rompendo una simmetria. Una foresta si spiega sempre come una sequenza di rigenerazioni consecutive ravvicinate, in una lenta ma progressiva e prevedibile conquista del territorio circostante da parte delle nuove generazioni di alberi.  Se potessimo accelerare il tempo, vedremmo la dilatazione di una foresta nel territorio come una specie di reazione a catena a simmetria radiale, dove gli alberi più anziani passano il testimone ai figli e questi coraggiosamente si spingono un po’ più in là dove i loro padri non avevano osato.

Quando arrivo sul Monte Colombo è il momento del tramonto. Il sole sta andando a dormire dietro le montagne dell’Appennino umbro-marchigiano.  In lontananza l’inconfondibile sagoma del Monte San Vicino è oscurata da una nuvola. La campagna della collina esposta verso ovest è l’ultima a spegnersi gradualmente.  In mezzo, un albero solitario osserva come ogni sera lo spettacolo di fine giornata. L’ uomo lo ha scelto come riferimento per marcare il termine della zona da arare. Come sia finito lì da solo imprigionato in mezzo alla campagna è un mistero di questa terra.  Ma dietro quel naufragio di un seme trasportato come una piuma dal vento o dalle mani dell’uomo fino ad atterrare in quel punto esatto di fronte al sole, c’ è sicuramente una storia di eccezionalità, di imprevedibilità, di rottura di schemi, di asimmetria.

E quindi di rigenerazione della Natura sotto forme nuove.

 

 

Pecore veloci

Chi ha detto che le pecore sono lente?  Questo breve video girato l’ 11 Ottobre 2015 dalla cima del monte Adone vicino Brento (Monzuno, Bologna) dimostra che non e’ cosi’ …

La musica e’ sotto licenza Creative Common,  Auld Lang Syne by Jeris  featuring SackJo22, Admiral Bob (admiralbob77)

 

Il Segreto della Montagna

Sotto la “Val di Luce” sembra un paese fantasma.  Da lì le montagne appaiono tormentate dalle nuvole scure che scorrono veloci sulle vette e scivolando sui pendii finiscono di coprire tutto. Il colore è un ricordo dell’estate. Il sole sembra non essere sorto oggi. Non si capisce quanta visibilità si avrà in quota. Sono titubante. Ho fatto due ore di macchina attraversando l’Appennino forse per nulla.  Riesco a parlare con un Signore che conosce i posti e mi indica il sentiero.

” Ma non hai scelto una bella giornata”, mi dice. “Nessuno si azzarderà a salire”. Nessuno certamente con la macchina fotografica e cavalletto.  Eppure qualcosa mi dice che devo provare. Quelle nuvole scure e veloci in alto, capaci di piegare il sole sono straordinariamente interessanti. E se tutti hanno deciso di non passare qui la Domenica vuole dire che la Montagna sarà tutta per me oggi e che forse godrò di qualcosa di unico, di segreto. Una bellezza diversa riservata alle sole Montagne. Non importa se alla fine non ci saranno immagini nella mia SD Card.

Salgo

Siamo sull’ Appennino Tosco-Emiliano, in particolare L’ “Alpe Tre Potenze”, nome derivante dal fatto che in passato segnava il confine fra tre antiche potenze: il Granducato di Toscana, il Ducato di Modena ed il Ducato di Lucca. Si dice che da queste parti 2233 anni fa sia passato Annibale con il suo glorioso ed invincibile esercito.

Arrivo al Lago Piatto, un piccolo lago sotto la vetta dell’Alpe delle Tre Potenze.  E’ freddo ma il lago merita di essere ripreso con un timelapse.  Così avrò modo di accelerare il “Tempo della Natura” e di vedere delle cose che non osserverei altrimenti.  Mentre gli scatti procedono ho tempo di ascoltare anche i suoni della Montagna.  Il vento è la principale sorgente  direttamente ed indirettamente.  L’acqua del lago muovendosi produce un fruscio. Similmente fa il prato circostante il lago con la sua erba e la sterpaglia più lunga.

Torno indietro mi fermo lungo un prato per un altro timelapse. Adesso il sole riesce anche ad emergere  talvolta dalle nuvole e colora il cielo di azzurro dalla parte opposta.  Ma nuove nuvole arrivano continuativamente sulle vette dei monti e ad oscurare il sole.

Ne è valsa la pena.

Ecco il video (  suggerisco di impostare la definizione HD)