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Il Naufragio dell’Albero

Tramonto da Monte Colombo, Sirolo

Tramonto da Monte Colombo, Sirolo

“Se vuoi vedere la campagna di Sirolo al tramonto, ti suggerisco Monte Colombo”.

Mi aveva accompagnato là un paio di anni fa il mio amico di Sirolo. Una bella camminata in un sentiero ad anello lungo ben 6 km. Conservo ancora le foto di quella giornata di Aprile. Uno stradello in discesa che sembra indicare il Monte Conero, lontano nello sfondo.  Bacche rosse, il paesaggio collinare metà verde metà marrone. Persino un piccolo canyon, sorpresa della giornata. Poi la foto preferita quella di un vecchio olivo solitario con dietro un vigneto. Sono sempre attratto dagli alberi solitari.  C’ è qualcosa di misteriosamente unico. Che sia stato piantato dall’uomo o nasca naturalmente, qualcosa di magico deve aver creato quella singolarità, rompendo una simmetria. Una foresta si spiega sempre come una sequenza di rigenerazioni consecutive ravvicinate, in una lenta ma progressiva e prevedibile conquista del territorio circostante da parte delle nuove generazioni di alberi.  Se potessimo accelerare il tempo, vedremmo la dilatazione di una foresta nel territorio come una specie di reazione a catena a simmetria radiale, dove gli alberi più anziani passano il testimone ai figli e questi coraggiosamente si spingono un po’ più in là dove i loro padri non avevano osato.

Quando arrivo sul Monte Colombo è il momento del tramonto. Il sole sta andando a dormire dietro le montagne dell’Appennino umbro-marchigiano.  In lontananza l’inconfondibile sagoma del Monte San Vicino è oscurata da una nuvola. La campagna della collina esposta verso ovest è l’ultima a spegnersi gradualmente.  In mezzo, un albero solitario osserva come ogni sera lo spettacolo di fine giornata. L’ uomo lo ha scelto come riferimento per marcare il termine della zona da arare. Come sia finito lì da solo imprigionato in mezzo alla campagna è un mistero di questa terra.  Ma dietro quel naufragio di un seme trasportato come una piuma dal vento o dalle mani dell’uomo fino ad atterrare in quel punto esatto di fronte al sole, c’ è sicuramente una storia di eccezionalità, di imprevedibilità, di rottura di schemi, di asimmetria.

E quindi di rigenerazione della Natura sotto forme nuove.

 

 

Foschia Rossa a Singapore

Foschia rossa a SingaporePensavo fosse foschia, quella nebbia che limitava la visibilità sulla “città Stato”, dal punto panoramico del grattacielo dell’hotel.  Ero lì quasi all’ alba con la mia attrezzatura fotografica portata dall’Italia con qualche difficoltà.  Non ero mai stato a Singapore ma sapevo che la posizione equatoriale non dà praticamente tregua al caldo umido con temperature sempre intorno ai 30 gradi tutto l’anno. Non deve esserci grande emozione nel controllare il termometro.  Ero preparato a quella fastidiosa umidità, regina del clima equatoriale.

Ma il giorno dopo un tassista mi rivelò una scioccante verità.  “Non è nebbia, ma fumo. Viene dall’Indonesia, da Sumatra. Stanno bruciando le loro foreste. Lo fanno tutti gli anni a Settembre.   Ogni anno è però peggio. ….”

Aggiunse poi che il Venerdì avevano chiuso le scuole perché l’Indice Standard di Inquinamento aveva raggiunto quasi 400, un valore molto pericoloso per la salute dei cittadini e dei bambini. Un valore che non si era mai visto in passato.

La deforestazione è illegale ma ormai avviene in forma scientifica ed industriale. Perché le foreste devono lasciare spazio alle piantagioni di olio di palma. Il mondo avanzato è “assetato” di olio di palma, i suoi derivati si trovano in moltissimi prodotti. L’ industria del cibo lo trova una specie di uovo di colombo, un’alternativa economica e funzionale rispetto ad altri olii vegetali e finisce così direttamente o indirettamente in buona parte dei prodotti che consumiamo regolarmente. Le previsioni parlano di crescita a progressione esponenziale.  E così Sumatra brucia sempre di più. Il fumo è solo la punta dell’iceberg del problema perché  la deforestazione distrugge un intero ecosistema vegetale e animale. Non solo gli alberi devono sgombrare ma anche chi in quell’ambiente naturale vive da sempre.  Come gli orango tango che sono  lì da secoli ed oggi sono uccisi o devono andarsene, proprio a causa della produzione dell’olio di palma. Migranti anche loro che non sanno dove andare.

Di questa storia io non sapevo nulla prima di trovarmi casualmente a Singapore nel momento sbagliato.  Poi ho cercato informazioni ed ho capito…   Se la guardi attentamente la nube di Singapore non è solo nera ma è anche rossa, rossa di sangue.

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